Ci siamo arrivati partendo dall'aula di elettronica. Oggi scopriamo se basta.
Il robot percorre un tracciato a linea nera su sfondo bianco, deve superare ostacoli, risalire le bump tiles e rilevare vittime colorate. Non sa come sarà il percorso finché non è lì davanti. Ogni manche dura massimo 8 minuti e quello che non riesci a completare non lo recuperi.
Qualificarci alla nazionale. Per farlo dobbiamo stare tra i migliori del Veneto — non è scontato, ci sono team che fanno robotica da anni più di noi. Il nostro vantaggio è che conosciamo il robot pezzo per pezzo, perché l'abbiamo fatto noi.
Prima riunione, nome scelto per motivi che a noi sembrano ovvi, ruoli divisi. Il primo prototipo era un disastro ma era nostro.
Chassis rifatto due volte, PID scritto, riscritto e ottimizzato. Un pomeriggio abbiamo bruciato un ponte H per un corto. Ne abbiamo ordinato un altro e siamo andati avanti.
Percorsi simulati in corridoio, tuning dei parametri, aggiunta del rilevamento vittime. L'ultima settimana abbiamo dormito poco.
Prima vera gara. Il robot ha completato il percorso, le vittime le ha trovate, gli ostacoli li ha scansati. Primo posto. Ci siamo guardati e non ce l'aspettavamo davvero.
Una settimana dopo le scolastiche. Il robot è lo stesso, il codice è un po' migliore, e noi siamo un po' meno nervosi. Un po'.
Non lo scriviamo per scaramanzia. Ma ci stiamo pensando.